Avvicinarsi al BDSM e alla relazione D/s

Cos’è una relazione D/s. È un tipo di relazione in cui uno tra i due partner domina l’altro, in un accordo consensuale e informato.
Provate a immaginare un dialogo tra una persona che vive questo rapporto e una che non lo vive, suonerebbe più o meno in questa maniera:

Persona X: “Ma cosa c’è di bello nell’essere dominati all’interno di una relazione?”
Io: “Ogni momento si basa sulla comunicazione, la consapevolezza ed il rispetto reciproco. È necessario costruire fiducia, abbandono e ti assicuro che è stupendo avere accanto qualcuno che sceglie di donarti parte della sua libertà, in cambio di cura. È appagante per entrambe le parti”
Persona X: “Appagante per un* sottomess* come? C’è un* che se vuole ti infila un braccio in culo!”
Io: “Andresti mai a sciare in un posto dove ci sono di continuo valanghe?”
Persona X: “No!”
Io: “Ottimo, nemmeno io. Ma immagina di essere su una montagna innevata, con gli sci ai piedi. Appare il tuo angelo custode e ti dice ‘Vai tranquillo, ci sono io. Andrai giù come un razzo, sbatterai contro tutte le rocce e tutti gli alberi, ti sfracellerai in un burrone e volerai così in alto da perdere il fiato, ma ne uscirai indenne. Io non permetterò che ti succeda nulla, ti proteggerò’. Ti butteresti?”
Persona X: “Beh, si!”
Io: “E sarebbe la cosa più figa del mondo?”
Persona X: “Direi di sì!”
Io: “È la stessa cosa. Un rapporto D/s funziona così.”

Ora immaginatelo voi di poter sperimentare i limiti della vostra fantasia in un ambiente protetto.
Troppo spesso si prova imbarazzo anche solo a pronunciare l’acronimo BDSM, immaginando lo scenario che lo riguarda come qualcosa di artefatto o forzato. Ci si convince del fatto che esso comprenda comportamenti “devianti”, “malati”, adatti esclusivamente a persone “perverse” o “strane”. Ciò avviene perché l’idea di eros collegata al kinky, non rientrando nei canoni del senso comune, viene fraintesa in una società in cui, erroneamente, delle volte differente significa malato.
Così spesso è raccontata nei film o nei romanzi, qualcosa legato a disturbi mentali, o deviazioni, e spesso forzata, legata a sentimenti e relazioni amorose.
In realtà, vivere la propria sessualità e, talvolta anche la propria identità ed espressione di sé, attraverso giochi kinky o di scambio di potere smentisce proprio il pregiudizio della perversione, dato che ogni elemento viene calibrato in base alla persona, sia come individuo, sia all’interno di una relazione, ed in base ai suoi limiti.

Anche il desiderio di vivere esperienze di sottomissione è naturale e sappiamo bene che ciò appartiene alla fantasia umana da sempre. Sentirsi oggetto del desiderio, prima ancora che soggetto, per propria scelta, è un modo per donarsi alla persona che reputiamo degna di fiducia e paradossalmente, si avverte un senso di libertà nel dare sfogo a questo tipo di inclinazione. Scegliere di dare tutto il controllo ad un altro, di cui ci fidiamo, permette di vivere liberamente ogni singola pulsione e emozione.
Significa lasciarsi andare, abbandonarsi in modo consapevole.
D’altra parte, il suo contraltare è rappresentato dal dominio e dal controllo completo del nostro partner consensuale. Vuol dire prendere nelle nostre mani il suo piacere, le sue emozioni e, caricandoci di una certa responsabilità, potremmo assaporare la fiducia che viene donata dall’altro in maniera quasi totale.
Queste emozioni nascono da parti profonde di noi, sono spesso così forti da farci sentire destabilizzati, in conflitto con i concetti sociali a cui siamo abituati.
Eppure sono fantasie comuni, che ritroviamo spesso, in maniera fuorviante, nella letteratura, anche se inquadrate attraverso thriller o racconti erotici di sesso non consensuale, o peggio in racconti di “naturale” dominio di un partner sull’altro per amore.
Le relazioni D/s non sono necessariamente legate ai sentimenti, ma hanno una loro dignità e realtà pura, sono rapporti tra persone che scambiano emozioni, fiducia e potere. Quando parliamo di interazione o relazione D/s ci riferiamo ad un insieme di comportamenti, usanze e rituali che implicano la sottomissione di una persona a un’altra in un episodio o in tutto lo stile di vita di una persona. D/s, infatti, sta per dominazione e sottomissione, indicando che le due parti complementari della coppia, traggono, nelle sessioni, piacere e godimento erotico o, in caso di una relazione duratura, anche soddisfazione affettivo-relazionale dal dominio o dall’essere dominati.

All’interno di questi processi, possono essere comprese interazioni fisiche differenti, includendo spesso varie pratiche presenti all’interno dello scenario BDSM, o anche solo particolari legami mentali ed emotivi, senza per forza includere il contatto fisico, magari interagendo via telefono o via internet.
Questi rapporti si possono costruire sulla base di relazioni di diverso tipo, sia amicali che amorose, oppure più semplicemente di affetto, stima e rispetto reciproci.
Nonostante i desideri e le fantasie legate allo scambio di potere, alla sperimentazione erotica del dolore, della sofferenza e della vergogna, siano da sempre insite nella mentalità umana, il concetto unificante di BDSM si è costruito negli anni una cultura letteraria e didattica completa, soltanto a partire degli anni 50/60, attraverso gli anni 90, fino ad arrivare ai giorni nostri. Sappiamo bene che esistono dei predecessori come von Sacher-Masoch o il marchese De Sade, da cui derivano i termini di masochismo e sadismo, ma essi, nella loro letteratura, mancavano di esprimere tutto il lato della sicurezza fisica e psicologica su cui la cultura BDSM si fonda.
Infatti, dietro questo ambiente si cela un profondo lavoro di confronto e di crescita, grazie a strumenti digitali e incontri dal vivo che hanno prodotto, mano a mano, una letteratura di manuali, testi informativi e persino articoli scientifici.
Per dare uno sguardo più approfondito, la sigla sta per Bondage e Disciplina (BD); Dominazione e Sottomissione (D/s); Sadismo e Masochismo (SM) e si riferisce ad una varietà di pratiche o giochi di ruolo spesso erotici che coinvolgono schiavitù, power exchange, sadomasochismo e altre particolari dinamiche interpersonali. Le attività e le relazioni in un contesto BDSM sono spesso caratterizzate dal fatto che i partecipanti assumono ruoli tra loro complementari e pertanto, l’idea del consenso informato da parte di tutti i partner, partecipanti o anche solo osservatori è essenziale.

Per chi non ha mai sperimentato, osservato o è neofita dell’ambiente, è fondamentale sapere che in ogni gioco, pratica o tipologia di rapporto vige, appunto, il consenso informato.
Consenso informato vuol dire acconsentire, solo se si è maggiorenni e si possiedono tutte le facoltà per esprimersi con cognizione, a prendere parte ad un’attività di cui si conoscono tutte le caratteristiche, effettive o potenziali, senza sentirsi costretti o manipolati ed esprimendosi a mente lucida senza aver fatto uso di alcool, droghe o altre sostanze che alterano la capacità di prendere decisioni. Questo concetto non è presente soltanto nell’ambito kinky ma rappresenta un pilastro centrale anche in campo medico, giuridico e sportivo.
Il consenso informato si basa su cinque elementi fondamentali, che vanno tutti rispettati. Il consenso infatti deve essere: Informato, vale a dire che la persona deve essere resa pienamente conscia delle attività coinvolte e dei rischi potenziali, comunicandoglielo nel modo più completo e chiaro possibile; Libero, ovvero deve essere dato liberamente senza alcun tipo di coercizione fisica o psicologica, ricatto o subordinazione. È importante sottolineare che la persona non deve essere in uno stato di sudditanza psicologica o di dipendenza nei confronti dell’altro; Esplicito, il consenso deve essere dato chiaramente in ogni occasione che lo necessita e non supposto o ipotizzato; Continuativo, ovvero deve durare per tutta l’attività, il gioco o la sessione. Anche se si prende parte più volte a pratiche o a sessioni simili, il consenso va comunque rinnovato ogni volta, soprattutto fra persone che si conoscono da poco, che stanno approfondendo l’intimità reciproca o si frequentano in modo sporadico; Revocabile, vale a dire che il consenso deve poter essere revocato dalla persona che lo emette in qualunque momento.
Inoltre, tutti i partner devono essere dotati di una safeword o di un gesto di sicurezza, ovvero una parola o un gesto, che se invocati, permettono di terminare immediatamente l’attività. La safeword è molto utile durante l’interpretazione dei ruoli e per creare una netta linea di demarcazione tra teatralità e una vera richiesta di mettere fine a tutto ciò che si sta facendo.

Per quanto riguarda il tipo di relazione, la comunità BDSM, preferisce distinguere il rapporto D/s dalle sole relazioni durature improntate sullo scambio di potere, utilizzando un tipo di terminologie differenti e differenziando l’idole a sottomettersi e/o a dominare, dalla relazione che ne consegue.
Una persona può vivere queste pulsioni anche fuori da una relazione, in maniera sporadica, con persone con cui condivide un semplice accordo, o gestire la relazione solo in ambiti specifici.
Con il binomio Master/slave, intendiamo una relazione in cui un individuo serve un altro in un sistema strutturato e definito, di authority/power exchange. Le interpretazioni terminologiche possono essere di svariato tipo, ma a mio parere il tipo Master/slave rappresenta una sottocategoria particolare e specifica del rapporto D/s. Infatti la relazione tra schiavo e Padrone si basa sui concetti di obbedienza nei confronti dell’autorità, continuità, fiducia, gratitudine, rispetto e sincerità. Il grado di scambio di potere, parziale o totale, viene stabilito da entrambi i componenti attraverso la comunicazione ed il consenso informato. I ruoli possono essere, ovviamente, rivestiti da persone di qualunque genere o orientamento sessuale, facendo in modo che tutti gli elementi all’interno della relazione possano essere personalizzati in base alle esigenze di ognuno.
È importante sapere che il termine “slave” indica strettamente la proprietà e i diritti di possesso che il Master ottiene sullo schiavo: non tutti i sottomessi sono schiavi, sebbene tutti gli schiavi siano da considerarsi sottomessi all’interno della relazione, proprio perché questo tipo di ruolo implica l’atto di donarsi volutamente all’altro. Il Padrone ha la possibilità di disporre, coscienziosamente, a suo piacimento del corpo e della mente dello slave, vantando dei veri e propri diritti su quest’ultimo.
Per quanto agli occhi esterni possa sembrare il contrario, essere slave significa avere delle responsabilità; significa riuscire a soddisfare tutta una serie di requisiti necessari, non solo, alla strutturazione del rapporto, ma anche alla salvaguardia di entrambi i componenti e non è una cosa da prendere alla leggera.
Un rapporto così profondo richiede regole strutturate e la capacità di entrambi di gestire le ripercussioni positive e negative delle emozioni vissute. Le pratiche messe in atto spesso portano fuori da contesti socialmente presentabili e si svolgono solo in privato, in ambienti adatti, frequentati da persone informate e consapevoli oppure sono svolte in maniera da non essere riconoscibili dall’esterno e vissute celatamente.
La relazione Master/slave è quindi piena di simbolismi, protocolli di comportamento e parole in codice: un insieme di parole, gesti e azioni che legano due o più partner insieme, in maniera forte e continuativa.
Per sottolineare la schiavitù, affermare la relazione e le tappe raggiunte, si utilizzano varie forme di simbolismo, sia materiale che immateriale. L’atto di donare un nuovo nome, ad esempio, indica una forma di rinascita per il sottomesso, che riveste e si cala gradualmente nel suo ruolo, e di arricchimento per il Master, che si sente pronto ad investire le proprie risorse.

Alcune persone preferiscono stipulare un contratto scritto che definisce la relazione in modo esplicito, anche se, personalmente, non sono totalmente in accordo con questa modalità visto che le dinamiche di consenso e consapevolezza possono sempre mutare o evolversi ed una dichiarazione scritta potrebbe complicare e minimizzare il processo di crescita reciproca. Lo vedo più come un simbolo del momento attuale, una pietra miliare di un percorso.
In ogni caso, gli accordi stabiliti possono riguardare, oltre che disposizioni strettamente erotiche e sessuali, anche le relazioni interpersonali, il comportamento, il linguaggio, il dress code ecc.
Capita spesso che ci voglia del tempo, per stabilire al meglio i processi di controllo e dominazione del Padrone sul proprio schiavo, dato che questi necessitano un certo livello di consapevolezza ed introspezione. La ricerca continua in se stessi e nell’altro, è l’unico mezzo, insieme alla comunicazione, che permette di capire a fondo se si è pronti per questo ruolo.
Talvolta per rispettare e comprendere bisogni e necessità e stabilire i differenti livelli di controllo, viene utilizzata, come riferimento, la “piramide dei bisogni” di Abraham Maslow, in cui alla base troviamo i bisogni fisiologici indispensabili; poi i bisogni di salvezza, sicurezza e protezione; i bisogni di appartenenza, di affetto e di identificazione; i bisogni di stima, di prestigio, di successo; infine, al vertice, i bisogni di realizzazione di sé nel contesto ambientale e sociale scelto. In base a questi raggruppamenti, è possibile decidere, in maniera consensuale, dove poter stabilire dominio, obbedienza e negazioni. Chiaramente, più la dinamica di controllo è radicata nei vari ambiti di vita dello slave, più la responsabilità di sicurezza e di salvaguardia cresce. Superare certi limiti infatti potrebbe essere troppo rischioso e potrebbe alterare o danneggiare la salute psico-fisica di entrambe le parti.

Un pensiero su “Avvicinarsi al BDSM e alla relazione D/s

  1. Pingback: Relazione Padrone/slave: chi comanda realmente? – MaestroBD

Commenti chiusi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi