Christian Grey gli spiccia casa a Massimo. Pensavo 50 sfumature avesse raggiunto il fondo, ma “365” riesce a scavare un buon paio di metri verso il basso. Non bastava averci propinato un personaggio orrido come il biondo miliardario di Seattle, adesso ci toccherà convivere con un altro miliardario mafioso e pure italiano che usa le fantasie sessuali per titillare le parti basse de* spettator*.
Un film che brutto è dire poco, il che non sarebbe un problema se non fosse che va a pescare nell’immaginario del sadomaso.
Racconta una società assolutamente credibile, con la fissa per i selfie e gli stranieri che non sanno stare in italia. Mafiosi, siciliani, turisti polacchi con i soldi. Ovviamente a fare sadomaso sono solo i ricchi annoiati e persone con traumi pregressi!
E qui di traumi ce ne sono molti, ma per noi che guardiamo il film:
(ALERT SPOILER)
Attori belli ma monoespressivi, stessa scelta di 50 sfumature, con l’attore televisivo Michele Morrore e la polacca Anna-Maria Sieklucka.
La trama si riassume in poche righe.
Mafioso siciliano, viene colpito a morte da un proiettile, e nel delirio dei sensi vede un viso di donna sopra di lui e, quando cinque anni dopo vede una ragazza con lo stesso viso, la sequestra.
Le dà un anno per innamorarsi di lui o andarsene. Il film è la storia di questo anno, anzi per fortuna meno di un anno, non reggeremo un film così lungo.
Ovviamente l’amore trionfa lei si innamora e lui si ravvede, purificato dall’amore di lei.
Solo un finale quasi Shakespeariano mi strappa il sorriso!!
(FINE SPOILER)

Il dramma di questo film è l’abuso che si fa del concetto di consenso. Se fosse un essere vivente, potremmo invocare il Tribunale dei Diritti Umani per le torture inflittegli.
Tutto il film si basa sul comportamento predatorio di lui, che la tiene inchiodata a sé con una sequenza di scene di violenza, mani al collo, botte, cene, shopping di lusso e tanto sesso.
Con lei che nei primi quaranta minuti avrà chiesto di essere lasciata libera almeno una decina di volte, poi due paroline di un dialogo surreale e lei subito chiama casa rassicurando i genitori che sarà via per un po’.
Parte ovviamente la fase “crocerossina”.
Il concetto di consenso informato e consapevole è la vera vittima di questo film.
Lei è un personaggio stereotipato della donna dipendente-affettiva con dentro questa pulsione che la spinge a sottomettersi in maniera profondamente tossica e lui il crudele sadico violento che si pente e diventa il compagno perfetto.
Un’illusione che porta a danni inenarrabili, basata sul concetto: “Non posso averti, ma ti farò innamorare di me.”
Il tutto in un contesto da videoclip fatto male, con musichette da ascensore, scene di sesso grottesche e hostess costrette a pompini forzati che poi sorridono soddisfatte invece di andare direttamente alla polizia.
Un’ode all’esemplare di “maschio alpha” con pettorali e addominali da urlo, manipolatore e violento.


Il che può essere una fantasia, ma nella realtà è solo violenza e sopraffazione, di certo non possiamo giustificarla con un improbabile lieto fine da fiaba.
Io vorrei sapere se lo scrittore Giovanni Francesco Straparola sa i danni che il suo “La bella e la Bestia” ha fatto.
“Se ti imponi abbastanza lei cede”, la morale del film, che avalla il concetto che se insisto abbastanza e ti sbatto un numero sufficiente di volte al muro, appoggiando il pacco al culo prima o poi me la dai. Una sorta di lobotomia per intenderci.
Perchè alla fine è questo il concetto proposto, con condimento di soldi, mafia e biancheria intima.


Se volessimo identificare l’attuale sessismo sociale, questo film è l’emblema di una gestione non consensuale del rapporto umano. “Uomo Alpha” che sa trattare “le donne” come “meritano”, dato che alla fine “a loro piace essere trattate così”.
Un’immagine che più sbagliata non esiste, a rappresentare un settore dell’animo umano, quale la sessualità, dove dovrebbero dimorare il dialogo e il consenso informato.
Perchè non c’è niente di male nel sadomaso, se è scelto da entrambi in una relazione consensuale e condivisa tra adulti consapevoli, che sanno cosa vogliono o lo stanno scoprendo in un percorso controllato.
La differenza tra sesso sadomaso e violenza è sottile come la parola CONSENSO ed in questo film non solo manca completamente, ma non vi sono proprio le fondamenta per poterlo costruire.
Il film veicola la cultura dell’abuso, fisico e mentale e lo poetizza, anzi quasi lo rende affascinante.
Il tormentone del film, la frase “Ti sei persa bambolina?” o “Are you lost, babygirl?” è decisamente simbolico.
Denigratorio e svilente se usato nei confronti di una che non vuole essere “la tua bambolina”.

Oltretutto questo film è veramente un cazzotto di preconcetti e macchiette per noi italiani in quanto ci descrive veramente con una sequenza di macchiette sui mafiosi, sul catcalling per strada, poliziotti che girano lo sguardo, stilisti così gay da essere paradossali e tanto cibo. Per non dimenticare poi le stanze per il sesso con il letto già dotato di catene, la festa di lusso con le mascherine stile “Eyes wide Shut”, il tango torrido di uno che è diventato famoso a “Ballando con le Stelle” e la ex psicopatica.

Il successo che sta avendo ora su Netflix è la dimostrazione che c’è fame di racconti sulla sessualità, ma non sono questi gli esempi corretti da dare.

Molti nell’ambiente BDSM e Sex Positive cercano ormai di conferire un’immagine sempre più realistica e veritiera a questi ambiti, attraverso la divulgazione di quelli che sono i principi alla base non solo della sessualità, ma della società stessa: tante parole spese a favore del consenso informato, della libera espressione ed esplorazione di sé, della comunicazione, della consapevolezza dei rischi e del buon senso, finalizzate a destrutturare sempre di più gli stereotipi ed i pregiudizi. Ma chi ci mette la faccia, attraverso lavoro o attivismo, non può che sentirsi demoralizzato ed indignato alla vista di 365 giorni: il film stereotipo per eccellenza molto discusso in questi ultimi giorni.
Prendete mascolinità tossica, lo stereotipo mafioso e ricco alla Scarface, tanti soldi, misoginia, una trama inconsistente con trenta minuti di sesso finto, irreale ed imbarazzante, accompagnato da una colonna sonora che confonde ancora più le idee, violenza e molestie sessuali con tanto di sequestro di persona, mescolate tutto per bene e avrete il vostro film!
Una vera e propria tortura, non solo per la quantità di elementi trash ed offensivi, ma soprattutto per il lento ed inesorabile degrado che vive la protagonista, che ingozzata a forza di denaro e beni di lusso, vive una morte atroce e lenta della propria identità (già piatta di suo dalla prima apparizione del personaggio), fino a raggiungere la stessa valenza e profondità di un abito firmato. Lo definirei un film drammatico piuttosto, una vera tragedia dei giorni nostri.

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