Recensione del libro “Confessioni di una Maschera”

Confessioni di una maschera di Yukio Mishima è un romanzo semi-autobiografico del 1948, in cui il protagonista, Kochan, racconta la storia della sua infanzia, dell’adolescenza e della prima età adulta, senza lasciare dubbi che l’autore vedesse questo personaggio come il suo potenziale alter ego, attraverso cui poter mettere su carta le proprie esperienze di vita. La parola “maschera” del titolo esplica bene, buona parte del contenuto del libro ed indica il modo in cui Kochan è costretto a sviluppare una falsa personalità usata per presentarsi agli altri, celando, spesso anche a se stesso, il suo vero essere.
I Giapponesi dicono della loro cultura: “Un Giapponese ha un cuore che mostra in pubblico, un cuore che mostra a chi ama ed uno che non mostra a nessuno”. Questo per indicare come loro stessi sono consci del mostrare solo un aspetto costruito del proprio sé, con cui affrontano il mondo e la società.

Kochan è un bambino che cresce all’interno di una società dal militarismo esasperato, agli esordi della Seconda Guerra Mondiale, che devastò buona parte del Giappone.
Egli si ritrova, già poco dopo la sua nascita, con una costituzione gracile ed un fisico poco resistente, che durante la narrazione cederà non poche volte. A causa della sua debolezza, esasperata anche dai familiari, viene tenuto lontano dai ragazzi della sua età e viene allevato ed accudito morbosamente dalla nonna, che sceglierà per lui tutte le attività, le situazioni e le conoscenze.

Il fulcro della storia lo troviamo, però, non nelle vicende di Kochan, ma nella sua fantasia.
All’età di quattro anni, sfogliando un libro illustrato per bambini, scorge la figura di un eroico cavaliere occidentale che per lui rappresenta uno dei primi elementi che stimolano la sua eccitazione infantile. Egli immagina che il suo cavaliere possa morire in battaglia, trafitto violentemente da qualche arma bellica o da qualche mostro assassino. È qui il centro dei pensieri erotici del protagonista: non una semplice omosessualità, ma un vero scenario, un palcoscenico su cui ragazzi belli e forti vengono uccisi in modo violento. Spesso vengono richiamate le immagini del corpo forte, virile e muscoloso adornato da rivoli di sangue, dei muscoli trafitti da un pugnale e di una morte lenta e sofferta.

Il procedere e l’arricchimento della sessualità viene descritto con perfetta minuzia e, ancora di più, quanto questa venga sempre di più nascosta al mondo esterno con la crescita.
Un momento, presentatoci quasi come un atto artistico, è la scoperta della masturbazione. Il protagonista, appena entrato nella adolescenza, scopre in un libro d’arte italiana il quadro di Guido Reni raffigurante San Sebastiano trafitto dalle frecce, nel momento del suo martirio. Il corpo del santo non è più legato al coraggio per la fede, ma ad un rituale pagano che porta all’eccitazione con i suoi muscoli, i polsi legati e le frecce che trafiggono la pelle bianca.

Crescendo cercherà di ignorare queste sue fantasie, forzandosi addirittura ad immaginare delle donne, e d’innamorarsi di una ragazza di nome Sonoko, ma egli è continuamente tormentato dalla passione violenta che lo attraversa nel momento in cui scorge un qualunque ragazzo adatto alle sue immaginarie tragedie sanguinarie.

Si pensa che il libro possa riflettere al completo le fantasie dello stesso autore, Mishima, che è stato inquadrato come personaggio estremamente controverso all’interno della cultura giapponese. Egli era un forte e convinto nazionalista, legato ai valori tradizionali del Giappone, i quali si possono leggere con facilità all’interno del romanzo, ambientato nell’occidentalismo sfrenato che invase il Giappone nella Seconda Guerra Mondiale. Il suo spirito eroico lo porta ad uccidersi attraverso la pratica del seppuku, il suicidio rituale dei samurai, mentre occupava l’ufficio del generale Mashita, assieme ad altri compagni, per sottolineare la sua contraddizione verso la democrazia e il fervore che nutriva verso l’imperatore.

Mishima ci racconta la mente umana: come dentro di noi possano vivere pensieri che non siamo disposti a condividere con nessuno e come la gestione diventa un percorso che modifica molto la nostra psiche e il modo di gestire la sessualità.
In una società, che facesse sfoggio di una maggiore tolleranza verso le fantasie intime e il proprio modo autentico di esprimersi, forse saremo diversi e, sicuramente, più liberi.
Nel suo romanzo, l’erotismo si fonde con il sangue e la violenza; il carnefice talvolta è lo stesso protagonista, che interviene senza pietà sulle sue vittime, altre volte il fato. Ma mai, nel corso della narrazione, vengono attuate quelle fantasie, pur rimanendo il motore principale della soddisfazione sessuale del personaggio.

Il romanzo lascia senza fiato dalla prima all’ultima pagina e qualche volta, sembra quasi che voglia creare volutamente un disagio nel lettore, proprio come nei quadri di Toshio Saeki.
Consiglio vivamente il libro, non come esempio di BDSM, ma come arma per squarciare quella patina che non ci permette di vedere quanto la mente umana possa spingersi negli abissi di una sessualità, anche oltre i confini del sentire comune, senza essere consapevoli che tutti possediamo degli antri “perversi” dentro di noi.

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Biografia Breve dell’autore:

Yukio Mishima, pseudonimo di Kimitake Hiraoka, nasce a Tōkyō il 14 gennaio del 1925 nella casa degli iperprotettivi nonni paterni. La nonna, infatti, lo teneva, da bambino, rinchiuso nella propria camera e la madre poteva visitarlo solo ogni quattro ore, finché poi non si escogitò un modo per riportarlo nella casa dei genitori, sottraendolo di nascosto.
La vita da studente venne vissuta da Mishima in un ambiente militarista e spartano, in cui sin da bambini si veniva educati alla guerra. Lui, però, segretamente si avvicinò alla scrittura, componendo, durante i suoi anni accademici, i suoi primi racconti.
Finita la scuola, sotto pressione del padre si iscrisse a giurisprudenza e non solo conseguirà la laurea, ma vincerà, anche, un concorso per un ambito posto di funzionario statale. In questo periodo, visse una doppia vita: funzionario statale durante le ore diurne e scrittore di notte.
Solo però, nel 1949, con Confessioni di una maschera, ottenne il riconoscimento della critica e di conseguenza, una certa fama come scrittore.
Mishima si sposò nel 1958 con Yoko Sugiyama, per compiacere la famiglia, ma sappiamo che sono state numerose le sue visite a locali e bar gay, e non ha mai realmente nascosto la sua bisessualità.
Il 25 novembre del 1970, a 45 anni, insieme altri quattro uomini, occupò l’ufficio del generale Mashita dell’esercito di autodifesa e lì compì il rituale del seppuku, suicidandosi in esaltazione e in difesa della sovranità dell’imperatore, a sfavore della democrazia.

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