Recensione del libro “Il Dardo e la Rosa”

Il Dardo e la Rosa” (Kushiel’s Dart) è il primo romanzo di una saga fantasy, la trilogia di Phedre, scritto dall’autrice statunitense Jacqueline Carey.
Un libro profondamente BDSM, non aspettatevi un fantasy classico, la magia è poca e molto potente, non ci sono razze umanoidi o draghi, eppure vi porterà dentro un mondo meraviglioso per la sua pienezza di particolari e profondità di immersione.
Questo libro, pur se talvolta sottovalutato, è un insieme perfetto di intrighi di corte, battaglie duelli e tanto sesso, con una attenzione a concetti come il consenso, la ritualizzazione del piacere nel dolore, il rispetto della volontà altrui, nonché numerosi riferimenti all’attuale cultura Sex Positive.
La scrittrice sembra aver in testa molto chiaro il manifesto sulla sessualità positiva e alternativa, costruendo una società unica. La storia, infatti, si delinea in Terre D’Ange, un luogo immaginario ma basato sulla topografia dell’attuale Francia, fondata dal Beato Elua e abitato dai discendenti di alcuni angeli. Il Pantheon di divinità avrà un ruolo fondamentale in tutta la vicenda narrata da Phèdre, la protagonista.
E’ una angeline, quindi bellissima, ma sin dalla nascita Phèdre presenta un difetto fisico, a discapito della perfezione delle genti della sua terra: una macchia scarlatta nell’occhio sinistro come se fosse stata colpita dalla punta di uno spillo. In seguito, comprenderà che quella macchia rossa non è altro che il colpo del Dardo di Kushiel, un angelo seguace di Elua identificato come castigatore e purificatore attraverso il dolore. Ciò infatti sarà decisivo per Phèdre che verrà riconosciuta come anguisette e prescelta dell’angelo, ovvero una creatura dotata di una naturale predilezione per il piacere dato dalla sofferenza: algolagnia vera e propria.

Nel romanzo vengono affrontati quindi temi come l’erotizzazione del dolore, il masochismo e il sadismo come scelte sessuali libere, cosi come tutta la sessualità assume una dignità quasi religiosa.
Gli angeline predicano l’amore come forma di relazione verso l’altro. Il loro dio, e diretto ascendente è Elua: figlio di Yeshua ben Yosef (corrispondente al nostro Gesù), venuto al mondo dal suo sangue versato sulla croce, mescolato alle lacrime della Maddalena e partorito dalla Terra stessa colpita dall’amore dei due. Non riconosciuto dall’Unico Dio, Elua è costretto a vagare per le terre assieme ad otto Angeli, scesi sulla terra per Amore, che ne diventano cosi “i compagni”.
Gli angeline, sono la discendenza di questi esseri angelici con la popolazione di questa nazione, sono caratterizzati dalla bellezza ereditata, e dalla fedeltà ai precetti che gli ha lasciato, il più importante è quello che cita “Ama a tuo piacimento”.

Un motto attuale, che indica come l’amore sia l’unica strada da percorrere, ma non intende l’amore coniugale, ma l’amore pansessuale, verso l’altro.
Senza guardarne il genere o i gusti o l’orientamento, amare come accettazione dell’altro, che duri un fugace incontro o tutta la vita.
Ama come ti piace, e chi ti piace. Un pensiero che dovrebbe farci ragionare molto su come ognuno di noi vive la passione e le relazioni.

Il precetto “Ama a tuo piacimento” si traduce nel fatto che l’amore e il piacere fisico sono un aspetto centrale della società della Terre d’Ange. Sebbene il matrimonio esista, è visto allo stesso modo di altre forme d’amore, incluso l’affidamento ad un’altra persona, il servaggio, la relazione erotica con un amante o anche come manifestazione di amicizia. Allo stesso modo esiste un’accettazione di qualsiasi forma di amore e di qualsiasi orientamento sessuale. Anche la prostituzione viene considerata sacra poiché richiama i gesti d’amore e altruismo di alcune divinità del Pantheon.
Inoltre, nel comandamento, è insito anche il concetto di consenso: sebbene nella società angeline sia diffusa una forma di schiavitù in cui le persone possono essere comprate e possedute da altre fino a che non si fossero guadagnate la loro indipendenza attraverso atti di servaggio e prostituzione, a tutti è data la possibilità di scegliere con chi e in che modalità. Questo comporta anche la presenza di un signale, ovvero una safeword da pronunciare nel caso in cui qualcosa andasse storto, soprattutto per quanto riguarda Phèdre. Durante la narrazione, questo punto chiave verrà più volte messo in luce per sottolineare la differenza con altre società in cui la possibilità di scegliere non era data di diritto.

Il romanzo non è comunque solo questo, per quanto mi abbia colpito questa sua caratteristica, dentro ci trovate intrighi, guerre, personaggi fantastici resi con una profondità psicologica notevole, non sono mai semplici né banali, anche i cattivi sono credibili e umani.
Leggendo questo libro si viaggia in un mondo diverso, affascinante, un racconto che ci permette di estrapolare bellissime metafore e riflessioni sulla sessualità, sull’amore e sul rispetto, e godersi una bella avventura.
Tocca corde molto profonde di noi stessi e ci smuove da quelle considerazioni bigotte che allontanano dal vedere l’amore come un dono consapevole, libero, naturale e fluido.
Leggetelo e ditemi cosa ne pensate, se vi ha affascinato come ha appassionato me.

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