Relazione Padrone/slave: chi comanda realmente?
Questa è una domanda che mi sento fare molto spesso, chi detiene il potere in una relazione D/s, tra Padrone/Owner o l* Schiav, così penso sia il caso di rispondere in maniera chiara ad un dubbio che non esiste in realtà. Un rapporto D/s è uno scambio di potere tra due persone, in cui una assume un ruolo di comando e l’altra di obbedienza, è quindi importante capire il concetto di comando, ordine, obbedienza e da dove esso nasca effettivamente. Spesso ci si trova in conflitto con l’idea che sottomissione, appartenenza e cessione del controllo non siano altro che una prevaricazione dei diritti personali e che la figura del dominante non sia altro che un usurpatore e un approfittatore. Sono ben consapevole che gli episodi di dipendenza, sudditanza psicologica e appropriazione violenta e logorante della libertà altrui siano ben radicati all’interno di tutte le modalità di relazione possibili nella nostra società, così come lo sono anche nel mondo BDSM. Ancora molto c’è da fare per divulgare nelle relazioni umane la cultura del Consenso Informato e proprio per questo ci tengo a sottolineare che in un rapporto sano tra Padrone e slave non dovrebbe comprendere mai queste componenti.

Una relazione D/s è uno scambio consensuale di potere, tra due o più adulti consensienti

E’ molto importante quindi partire dal concetto che è un legame che si forma tra due, o più, adulti consenzienti, che dispongono liberamente della loro volontà, senza forzature, inganni o violenza fisica o mentale. Liberato il campo da questi concetti, affrontiamo la natura della relazione che viene messa in campo. Il potere non è tutto da un lato, bensì condiviso da entrambe le parti: non esiste un padrone senza slave e viceversa, proprio perché questi due ruoli nascono grazie a due forze complementari che si uniscono e si riconoscono a vicenda. Prendiamo una macchina, con il pieno e perfettamente funzionante, ha in sé il potere di andare da qualsiasi parte, in potenza potrebbe prendere qualsiasi destinazione. Senza qualcuno alla guida quel potere è destinato a restare solo potenza, possibilità inespressa. Il guidatore allo stesso tempo è dotato della capacità di condurre il veicolo ovunque, ma senza la macchina anche questo resterebbe potenza pura, e solo teorica. Quindi per andare ovunque entrambi dovranno esprimere se stessi, con uno alla guida e l’altro che conduce lungo il percorso. Un schiav* non è un oggetto inanimato, ma una persona, così va detto che l’esempio non è completo, la nostra macchina potrebbe andare ovunque anche da sola, ma forse non è quello che vuole.
Quindi il potere in una relazione D/s è una scelta di entrambi, di formare una coppia complementare, nella quale uno comanda e uno obbedisce perché è la volontà di entrambi, la scelta di un percorso da seguire.
Prima di qualunque ordine, compito o punizione a cui obbedire, c’è bisogno di costruire fondamenta solide che saranno rifugio sicuro per entrambi, i cui pilastri non sono altro che rispetto, sincerità, gratitudine, comunicazione e ascolto, in un continuo processo di cura verso il proprio partner.

Il sottomesso cede parzialmente o totalmente il potere
Il dominante prende il potere


Da un lato, scegliere di compiere un percorso da slave significa donare e decidere lucidamente di concedere ad un’altra persona una parte della propria libertà, in piena consapevolezza e secondo i principi inviolabili del consenso informato.
Dall’altro rivestirsi del ruolo di padrone significa prendersi cura della persona che ci si affida ed esserne responsabili, attraverso sì il comando ed il controllo, ma anche attraverso tanto ascolto e preoccupazione dello stato di benessere dell’altro, dato che tra le mani ci viene posta una parte della libertà di un essere umano, cosa per nulla scontata.
Un percorso come questo è finalizzato all’appartenenza, che non significa possedere un pezzo di carne, ma vuol dire fondersi l’uno con l’altro, sentirsi un corpo unico, attraverso la costruzione nel tempo di fiducia, complicità ed empatia e vi assicuro che non è affatto semplice. Tutto ciò non arriva dall’oggi al domani, bisogna lavorarci costantemente dato che la natura umana è un miscuglio di emozioni, un continuum di pensieri contrastanti tra cui spesso non vi è una linea di demarcazione ben precisa.

Il consenso deve essere attivo tutto il tempo e venire confermato e garantito dalla negoziazione, dall'uso delle safeword, dei segnali di sicurezza e dalla cura successiva (aftercare)


L’insicurezza, la lontananza, la paura, il dubbio e le incomprensioni sono sempre dietro l’angolo, pronte a ledere ciò che si cerca di costruire. Sta a noi riuscire a generare un legame, intenso come quello basato sullo scambio di potere, filo dopo filo, corda dopo corda, fino a creare un fascio di elementi positivi che non fanno altro che sconfiggere le negatività attraverso la comunicazione, unendo sempre di più le due parti come in una simbiosi.
Padrone e slave dovrebbero lottare assieme, con la stessa forza di volontà e mai su un piano di disparità dei diritti, per andare contro ogni forma di sopruso e consapevoli che errori e rischi sono possibili in qualunque momento.
Solo dopo aver deciso di mettercela tutta attraverso il desiderio, la voglia ed il rispetto reciproco, il padrone può sentirsi investito del potere dato dal comando e lo slave pronto ad obbedire.
Per risolvere la domanda iniziale, chi comanda realmente: il Padrone. Lo schiavo ha scelto di obbedire.

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