ENTRARE IN UNA RELAZIONE DI CORDE

Ogni comunità ha le sue regole, piccola o grande che sia per coesistere e convivere in modo civile c’è bisogno di accettare e rispettare gli usi e le norme che la compongono.
Come potete capire io lavoro e vivo all’interno della comunità Bondage pertanto mi interfaccio con le persone che la compongono rispettandone le regole. Giusto o sbagliato che sia, non sta né a me né a voi giudicarlo, ma se mi metto alla guida, devo rispettare i semafori rossi anche se la strada è completamente libera, pertanto vale allo stesso modo all’interno di questo gruppo.
Le regole esistono, nonostante ogni tanto si sente declamare il contrario, e non sono dettate dal buon senso, o almeno non solo. Servono a gestire quelle situazioni in cui il rischio di commettere un errore di valutazione è troppo alto, o per semplificare le interazioni sociali. Questo non significa che queste regole siano sempre valide, e che vadano bene anche fuori dall’ambiente Bondage o Shibari. Per le persone esterne o per chi si affaccia per la prima volta su questo ambiente sicuramente alcune di questi principi potranno sembrare strani o inutili, ma anche qui se decido di farne parte per avere rispetto devo dimostrare rispetto. Questa premessa è nata per spiegare un concetto basilare: che esistono dei comportamenti da tenere, nei confronti delle persone, dei luoghi, delle situazioni.
Regole che implicitamente, quando si è presenti in un contesto, entrano in vigore. Scattano quindi una serie di codici e protocolli automatici che non possono essere dati per scontati visto che numerosi sono stati i casi di fraintendimento e che è bene ripassare o indicare in maniera precisa ai neofiti. Le regole sono tante, non le affronteremo tutte assieme ma iniziamo a prenderne una che causa parecchi fraintendimenti. Prendiamo il rapporto tra due persone in una relazione Kinky, sia questa D/S, Rigger/Bunny, Daddy/Little o semplicemente tra due playpartner. Due persone che iniziano una relazione in un contesto come questo in cui esistono ruoli che portano a diritti e doveri dovrebbero per prima cosa conoscerli.
Non accettarli né proporli prima che si sia fatta chiarezza e soprattutto si siano compresi.
Per fare un esempio concreto, tornando alle corde, parliamo di chi si avvicina a questo ambiente come bunny, ovvero come soggetto passivo della legatura, colui che la subisce. Questo significa qualsiasi tipo di persona riguardo età, forma corporea, genere che si offre ad un rigger. In molti casi tra rigger e bunny si può creare una relazione stabile, che riguardi anche solo le corde stesse, il che significa che si accettano delle regole che non possono essere date per scontate, nel senso che si capirà quali sono i ruoli e le aspirazioni di una persona che si fa legare solo se ci si siede uno di fronte all’altro e si passa del buon tempo a confrontarsi e parlarne.
Se si vuole avere una buona esperienza di corde, o in qualsiasi altro ambito, da costruire insieme, queste aspettative devono quantomeno collimare sui concetti fondamentali. Esistono delle regole universali tra Rigger e Bunny, regole stabilite non da un vangelo nascosto, ma dall’esperienza di tanti esperti e insegnanti che sono condivise e riconosciute. L’attenzione alla sicurezza da parte del Rigger e il dovere di comunicare sempre tutte le informazioni necessarie da parte del Bunny per fare un esempio, assieme al rispetto dei limiti concordati e della legge. Poi esistono delle regole personali, stabilite nella coppia durante la contrattazione e su queste spesso nascono i fraintendimenti e le problematiche successive. Troppe volte si sente di persone che danno come universali regole che sono invece personali e da concordare.
La fedeltà di un bunny al suo rigger è una scelta che fa la persona di una coppia, non una regola universale, per fare un esempio. Se un rigger desidera l’esclusiva con una persona dovrà chiarire che è un suo desiderio non una caratteristica. Cercare di trasformare in maniera automatica quella che è l’esperienza emozionale e fisica dello shibari in una relazione che vada oltre le corde è una strada pericolosa che porta facilmente ad una delusione per entrambi. Di esempi come questo ce ne potrebbero essere centinaia ma il concetto che voglio trasmettere spero sia già sufficientemente chiaro. Parlatene. Chiaritevi. Apritevi. Aspettate che l’altro faccia altrettanto. Siate onesti con voi stessi e non imbarcatevi in una situazione che presenta troppe discrepanze di aspettative. Soprattutto non utilizzate la mancanza di chiarezza come arma per costruire intorno all’altro una gabbia di obblighi/esclusività/regole che non siano state sufficientemente esposte e chiaramente accettate.
E’ questa una trappola in cui purtroppo vedo cadere spesso le persone alle prime armi, soprattutto da rope bunny. E’ normale inizialmente avere un grande entusiasmo, creare legami, amicizie, affetti nel mentre che si fanno le primissime esperienze. E’ un momento molto importante di comprensione di quello che si vuole e le idee è normale che non siano del tutto chiare.
“Ma quello che succede è che, per la paura di deludere le persone con cui entriamo a contatto, si cede loro troppo controllo sulla propria vita.”
Si promette esclusività o addirittura si accetta un rapporto che in quel momento limita le esperienze stesse, di fatto apportando un danno enorme allo sviluppo di questa parte della propria sessualità. In questo caso, se la controparte è più esperta dovrebbe chiedersi in coscienza quanto è etico il proprio comportamento e quanto sia giusto tirare una persona meno esperta in situazioni a cui non può essere pronta. Per contro un rapporto codificato tra due persone, a maggior ragione se sono attivi dei protocolli codificati dall’ambiente bdsm, rende istantaneamente le persone intorno più responsabili delle proprie azioni. Faccio ancora alcuni esempi. Se chiaramente due persone sono una coppia, se una persona che fa da rope bottom ha un collare (simbolo estremamente potente all’interno dei protocolli D/s), se un rigger appare poco incline a legare una persona che non sia il proprio bottom e le sue corde tendono ad essere molto intime, chiediamoci prima di tentare un approccio se non stiamo andando a turbare un equilibrio, se ne vale la pena. Moderiamo i toni davanti a persone non particolarmente sociali anche se partecipano ad eventi pubblici, impariamo a chiedere più che a pretendere e, soprattutto, fondamentale, accettiamo i “no” come qualcosa di positivo.
Se una persona ci dice “no” lo sta facendo perché sente di non potervi garantire una buona esperienza, non sta rifiutando voi in quanto tali, non vi sta denigrando. Capirlo vi permetterà serenamente di ringraziare con un sorriso. Riassumendo il concetto, prima di iniziare qualcosa con una persona parlate, capite i vostri e i suoi desideri, decidete se entrare in una dinamica prima di accettarla.
Non basta l’entusiasmo, serve consapevolezza.

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